giovedì 12 gennaio 2017

Carteggi d'amore: Sibilla Aleramo e Dino Campana





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Epistola I


Dino a Sibilla



Barco, Rifredo di Mugello, 22 luglio 1916

Egregia Sibilla
Vorrei scrivervi ma non posso. Sono orribilmente annoiato. Conoscete Walt Whitman? Non capisco come facciate a vivere a Firenze e a conoscere certa gente. Non parlo di Cecchi che stimo e di Baldini.Studierò un tipo di voi. Bisognerebbe che avessi il vostro ritratto.
Guardatevi da S. Francesco. Una pecorella e voi? Vi preferisco cosi. Mi avete riconosciuto per italiano: credo, egregia Sibilla, che non avrò eredi. Anderò col mio famoso fardello dove anderò. Finita la guerra non esisterò più ammesso che esista ancora. Vi prego, se potete di trovarmi qualche acquirente per il mio libro. Lo invierò immediatamente. Vi bacio la mano

Dino Campana





Epistola II


Sibilla a Dino



La Topaia, Borgo San Lorenzo, lunedì 24 luglio 1916

Ho avuto la vostra cartolina, poche ore prima di partire, ieri. Adesso siamo più vicini, forse. Non so dove si trovi Rifredo, non ho domandato, e tutto il Mugello m’è nuovo. Qui sono in una casa di campagna, grande, deserta. Gli ospiti me l’han lasciata durante questa loro assenza, per due settimane.
Caro Campana, sono vicina a S. Francesco perché, nata signora, mi son spogliata via via di molte cose, “felice d’esser povera ignuda” – vi parafraso. Ma non temete per il mio spirito. E ho amato Walt Whitman, come pochi altri. È già tanto tempo.
Vi mando qualche mio vecchio articolo: giornalismo, non altro. Ma in uno parlo appunto, come potevo farlo allora, con ingenua gravita, di Walt. E in un altro, più recente, di Assisi. E in un altro ancora, della Provenza e di Parigi. Poi un brano d’autobiografìa, ricordi d’infanzia Metto anche una pagina ch’è un poco più che giornalismo, e che sarei contenta se voi leggeste con adesione: è di questo inverno. Volevate il mio ritratto, e invece vi mando delle parole, stampate! Mah. Le fotografìe non mi somigliano. Ci vedremo, una volta. Dite che vorreste studiarmi come tipo. Forse m’avete conosciuta in essenza, in un lampo, se v’ha toccato qualche mio piccolo accento – e tutto il resto vi confonderà. Però siete annoiato, dubitate quasi d’esistere, mi mettete nella tremenda alternativa di veder finire Campana con la guerra o di dover desiderare che la guerra si perpetui… Non vi diverto? Sono un po’ assonnata.
Ho scritto a varie persone che mandino a chiedervi il vostro libro, spero che qualcuna almeno m’ascolti. Mandatene due copie a me, ne regalerò una (con l’altra che già possiedo) e una la terrò, se ci mettete il vostro nome e il mio. Ho dato a tutti l’indirizzo di Rifredo – avvenite alla posta, se partite. Addio. Vorrei in questi quindici giorni mandar innanzi un libro, incominciato da tanto tempo e a cui lavoro soltanto “di dentro”…
A Firenze traduco dal francese articoli di politica! Vedete che questa mia lettera non somiglia alla prima. Cosi i ritratti non mi somigliano mai. Scrivetemi.

Sibilla Aleramo

Rimandatemi poi gli articoli, vi prego, perché non ne ho altre copie.

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