sabato 30 dicembre 2017

Se fossi un giorno dell’anno

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Se fossi un giorno dell’anno, vorrei essere il penultimo giorno dell’anno.
Perché è in questo giorno che ognuno pensa tra sé e sé quanto in fretta è passato il tempo e che domani l’anno che sembra ieri che era gennaio invece è già finito.
Ed è un pensiero tutto d’un fiato, senza virgole e senza pause.

Ma poi? Dov’è che è andato questo tempo? Io non me ne sono accorto che stava passando.
Ho fatto la spesa di corsa, all’uscita dall’ufficio nelle sere anonime dei giorni banali, tra i lava pavimento elettrici dei supermercati in chiusura e le voci stanche delle commesse dagli altoparlanti. Poi a casa.
- Stasera vado a letto presto.


Mi sta bene. Sempre tutto di fretta, sempre mille cose da fare, e il tempo si adegua. Corre anche lui.
Nemmeno l’opportunità dei tempi supplementari come nel calcio.

- Vieni qua brutto scemo. Quanto tempo, quanti giorni hai perso? Venti?
Prendi: questo è un buono per venti giorni da spendere entro il prossimo anno.
Usali per fermarti un momento. Scialacquali seduto su uno scoglio a guardare i tramonti, a stringere mani, a perderti nei sorrisi dei bambini. A dirle che le vuoi bene.

- Grazie.

Non è tanto il tempo che passa, ma quello che si è perso per ciò che non era importante. Il prossimo anno ci starò più attento.


Simone Angelo Cannatà

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