POESIE

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giovedì 27 aprile 2017

Temo un uomo di poche parole











Io temo un uomo di poche parole

io temo il silenzioso

un avvocato posso sgominarlo

un parlatore lo intrattengo a lungo

ma colui che soppesa mentre gli altri

spendono sino all'ultima sterlina

di tale uomo io sono diffidente

temo la sua grandezza







E. Dickinson

giovedì 16 febbraio 2012





1872 - 1218
Lascia che il primo pensiero sia per te
con il caldo abbraccio del mattino,
e la mia prima paura, che un pericolo
sconosciuto ti nasconda nel buio.


EMILY DICKINSON


1864 - 903
Mi nascondo dentro il mio fiore,
perché, quando morirà nel tuo vaso,
tu, ignaro, senta per me
almeno una solitudine.




EMILY DICKINSON


1862 - 640
Non posso vivere con te
sarebbe Vita
e la vita è altrove
là dove il becchino
custodisce la chiave
...
 Non potrei morire con te
uno di noi deve attendere
per chiudere gli occhi dell'altro
tu non lo puoi fare
ed io
come posso rimanere
e vederti morire
senza il mio diritto al gelo
privilegio della morte?

E non potrei risorgere con te
perché il tuo viso
nella nuova grazia
offuscherebbe quella del divino
splenderebbe semplice e nemica
per i miei occhi infelici
se tu non rilucessi
accanto a lui.

Vorrebbero giudicarci
perché tu hai riempito il mio orizzonte
ed io non ho più avuto occhi
per la perfezione del loro
Paradiso.

E se tu fossi perduto
lo sarei anch'io
persino se il mio nome
più forte
suonasse
nell'alto dei Cieli.

E se tu fossi nella grazia,
ed io dannata
e posta dove tu non sei
solo questo sarebbe l'Inferno per me.

Così dobbiamo trovarci divisi
tu laggiù
io qui
con una porta socchiusa
con a dividerci l'oceano
la preghiera
e il cibo candido
della disperazione.




EMILY DICKINSON


1862 - 511
Se tu dovessi arrivare in autunno,
allontanerei l'estate,
con un piccolo sorriso e un po' di sdegno,
come la massaia fa con la mosca.

Se potessi rivederti tra un anno,
dei mesi farei tanti gomitoli, 
e li riporrei in cassetti diversi, 
per impedire ai numeri di confondersi.

Se l'attesa fosse di soli secoli,
li conterei sulla mano,
sottraendo, fino a quando le mie dita cadessero
nel paese di Van Dieman.

Se fossi certa che, finita questa vita, 
la mia e la tua saranno,
getterei via questa, come una buccia,
e sceglierei l'eternità.

Ma ora, incerta della lunghezza di questa, 
che è al centro,
mi punge come lo spirito di un'ape 
che non mostra il pungiglione.





Emily Dickinson



1862 - 303

L'anima sceglie la sua compagnia
poi chiude la porta,
la sua superiorità divina
nessun altro può tollerare.

Immobile, guarda la carrozza
fermarsi al suo cancello,
immobile, guarda un Imperatore
inchinarsi sul suo tappeto.

Io so che lei sceglie uno solo
dal mondo intero,
poi non dà più attenzione
come una pietra.




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