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Ho deciso di non salutare più i vicini. Spero non me ne vogliano. Li incontrerò sul pianerottolo, davanti all’ascensore? Nell’androne in basso al palazzo? Rimarrò muto, impassibile come una statua di pietra.
Perdonatemi, so che non è bello, ma non voglio correre rischi.
Non avete fatto caso che le persone normali che poi improvvisamente danno di matto e compiono delitti inenarrabili, erano tutte persone che salutavano i vicini?
- Ci può dire qualcosa del suo vicino? Che tipo era prima di stuprare l’inquilina novantenne dell’ultimo piano per poi gettarla dalla finestra dopo averle rubato la pensione dal cassetto del comò e averle infine strozzato i gatti lasciandone i corpi appesi come giacche nell’armadio nella casa che poi ha dato alle fiamme? - chiede col microfono in mano il giornalista della tivù del pomeriggio.
- Ma guardi, era tanto una brava persona. Salutava sempre.
Niente. Non batterò ciglio. Nemmeno un muscolo della mia faccia accennerà un movimento che somigli ad un ciao, ad un buongiorno, ad una buonasera.
Se questo è l’unico modo per rimanere sani di mente, vi tolgo il saluto
Simone Angelo Cannatà
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