POESIE

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giovedì 21 dicembre 2017

UNA BELLA NOTIZIA!

                                                                     

Risultati immagini per BASILICA COLLEMAGGIO OGGI













IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio




Collemaggio non fa notizia, niente tg nazionali

La Basilica di Collemaggio è stata riconsegnata alla città, ma la festa è stata tutta locale.

Dove sono finite le troupe di Sky, di Rainews24, della BBC o di Al Jazira, che hanno stazionato nei container del Capoluogo per mesi nel 2009 al fine di raccontare il nostro terremoto al mondo?

Solo notizie negative che fanno scoop.

La stampa nazionale racconta delle casette di Accumoli inadeguate per il freddo, della nonnina che non può stare nella casetta di legno o degli scandali della ricostruzione, ma non è interessata alle notizie positive che raccontano di una città stupenda ricostruita e pronta ad essere ammirata.

La storia delle pietre di Collemaggio sapientemente disposte dai maestri, come ci ha illustrato Maria Grazia Lopardi accompagnandoci dentro la Basilica, dovrebbe essere La Storia della nostra città.

Il fulcro su cui costruire un progetto turistico di appeal mondiale, su cui formare delle guide turistiche, organizzare degli uffici di informazione e promozione.
L’Aquila possiede delle potenzialità che vanno gridate al mondo.

Solo una gestione consapevole e matura potrà organizzare la ripresa della città, attraverso un marketing che costruisca una reputazione online congrua con le ricchezze attrattive straordinarie del nostro territorio, da Campotosto a Capestrano passando per Ovindoli ed il Gran Sasso.

Cialente non è stato invitato alla cerimonia. Uno sgarbo istituzionale, una distrazione pesantissima, un’assenza offensiva, ma la città non può rammaricarsi per questo.
Deve, piuttosto, rammaricarsi di non trovare i titoli in prima pagina di Collemaggio sulle testate nazionali, di non aver sentito nei tg nazionali la notizia, di non aver avuto il giusto spazio nelle cronache di ieri, perché secondo il nuovo giornalismo d’assalto una bella notizia non fa più Notizia!
https://www.ilcapoluogo.it/2017/12/21/collemaggio-non-fa-notizia-niente-tg-nazionali/

https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_di_Collemaggio

lunedì 17 febbraio 2014

Fatevi qualche domanda e se ne avete, datemi qualche risposta






Restauratori: alla paralisi la famosa riforma


Il progetto di istituire «elenchi» di merito per i professionisti del restauro si è arenato. Il «Bando di selezione pubblica per il conseguimento delle qualifiche professionali di restauratore e collaboratore di beni culturali» del 27 settembre 2009 è in pratica annullato. Dopo tre rinvii (30 marzo, 30 giugno, 30 settembre), si è bloccato alla quarta, definitiva scadenza utile per presentare i documenti (30 novembre 2010). Il Ministero per i Beni culturali lo ha «sospeso» e il primo dicembre 2010 il sottosegretario Francesco Giro ha dichiarato che la sospensione è indispensabile perché «ci consentirà di riformare, se necessario, l’articolo 182 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio che, in via transitoria, ha dettato una disciplina per l’acquisizione diretta o indiretta, tramite prova di idoneità, della qualifica di “restauratore” o “collaboratore restauratore”». Il Codice dei Beni culturali è legge dal 2004, ma soltanto nel settembre 2009 il Ministero ha indetto il bando per attuare l’art. 182 e dare certezza al mondo del restauro (formazione, qualifiche, ruoli ecc). Alla fine, questo il piano del Ministero, si sarebbero dovuti formare due elenchi di professionisti abilitati («restauratori» e «collaboratori restauratori»). Il primo passo del «concorso» prevedeva la presentazione di una documentazione dei titoli e del lavoro svolto da ciascuno per stabilire l’idoneità a essere iscritti direttamente in uno dei due elenchi o invece partecipare agli esami di ammissione. Un meccanismo complesso che si è subito incagliato tra ricorsi e proteste. Il Mibac ha modificato più volte il testo, disposto una serie di rinvii e alla fine deciso di sospendere tutto. Sono prevalse le pressioni dei sindacati che rappresentano circa 30mila aspiranti restauratori (la maggior parte di loro ha già presentato domanda entro i termini): molti temono di restare fuori dagli elenchi, senza qualifica e dunque senza lavoro. Associazioni e sindacati avevano presentato anche una serie di ricorsi ai Tar per fermare l’iter del temuto bando, ma ben 9 sentenze hanno confermato la correttezza del bando ministeriale e respinto i ricorsi. Le ragioni del fallimento del bando vanno cercate anche altrove. Infatti da anni il mondo del restauro continua a vivere nell’incertezza e nell’anarchia. Una vera giungla che favorisce l’affermazione di procedure scorrette, abusi, distorsioni di un mercato in piena crisi. Con leggi non chiare e poco rispettate, sempre più spesso al posto dei veri restauratori vengono chiamate normali ditte edili, soprattutto per interventi su monumenti ed edifici antichi, a volte con gravi danni al patrimonio. A poco a poco i professionisti del restauro vengono emarginati, espulsi dal meccanismo degli appalti: molte ditte specializzate hanno già chiuso. Il bando lanciato dal Ministero, con il suo rigore, si proponeva di selezionare e abilitare ufficialmente specialisti esperti, formati in scuole di eccellenza. Soltanto a loro avrebbe dovuto essere affidata la cura del nostro patrimonio artistico, la tradizione prestigiosa del restauro italiano. Non si sa come il Ministero intenda cambiare l’art. 182 del Codice dei Beni culturali, che stabilisce con chiarezza le caratteristiche di alta professionalità del restauratore di domani. Il rischio è che si vogliano allargare le maglie, ottenere un percorso più facile, far valere titoli e corsi di formazione poco credibili, forse arrivare a una «sanatoria» mascherata per i 30mila aspiranti, insomma lasciare tutto com’è. Si aspetta dunque la nuova legge. Tempi lunghi, e gli «elenchi» dei restauratori diventano un’ipotesi lontana. Il prezzo più alto lo paga il patrimonio culturale, vittima di una paralisi nefasta e di una ambiguità che dura da troppi anni. 


di Edek Osser, 


da Il Giornale dell'Arte numero 305, gennaio 2011





Rischiano di sparire le ditte di restauro


Roma. Il mondo del restauro e delle centinaia di ditte che garantiscono la nostra tradizione di eccellenza in questo settore, rischia di sparire. Falliti i tentativi di mettere ordine tra i restauratori, settore strategico per la conservazione del nostro patrimonio artistico creando elenchi di specialisti e ditte abilitate per garantire la massima qualità negli interventi, come previsto dal Codice dei Beni Culturali, il 26 aprile 2013 è intervenuta una micidiale sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso delle maggiori imprese italiane (Condotte, Grandi Lavori Fincosit, Impregilo, Salini, Vianini, Pizzarotti ecc.) contro il presidente del Consiglio e i ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture che chiedevano fosse modificato il Codice degli Appalti Pubblici che impediva alle comuni imprese edili di eseguire lavori di tipo specialistico, come quelli del restauro artistico.

La sentenza del Consiglio di Stato ha dato ragione alle imprese e cancellato dal Codice degli Appalti l’intero elenco delle 36 imprese specialistiche e superspecialistiche (25mila in tutto, restauro compreso). Un decreto del Presidente della Repubblica del 30 ottobre 2013 ha sancito questa decisione. Alle normali imprese edili è stato quindi consentito di gestire ed eseguire qualunque lavoro, quindi anche il restauro (per esempio sul Colosseo o le domus di Pompei). Sulle pietre antiche, sulle colonne, i capitelli, i fregi di duemila anni fa avrebbero potuto mettere le mani operai e muratori senza alcuna esperienza. Alle imprese di restauro specializzate sarebbe rimasto soltanto il subappalto, se richieste dalle imprese edili e senza gara pubblica. Per evitare il tracollo dell’intero sistema, sono intervenuti il ministro Bray e quello delle Infrastrutture Lupi.

Il 18 dicembre il Senato ha così approvato un emendamento transitorio che sospende gli effetti devastanti del decreto presidenziale e concede 6 mesi di tempo per rivedere l’elenco delle ditte specialistiche cancellato dal Codice degli Appalti Pubblici e reinserire le ditte di restauro. Ma la loro sopravvivenza resta comunque in forse mentre continuano le minacce alla corretta conservazione dei nostri più importanti monumenti antichi.

di Edek Osser, edizione online, 20 dicembre 2013

venerdì 19 aprile 2013

Beni culturali



Martina Colombari fa la restauratrice nella fiction "il Restauratore"





Questo è il mio lavoro.



Amo il mio lavoro, lo amo a tal punto da sentirmi quasi in colpa nel definirlo, il mio lavoro.
Purtroppo oggi è difficile lavorare.  Mancano i soldi e la cultura non è pane. Siamo con i sassi alle porte. Tutti costretti a stringere cinture e denti per soddisfare i bisogni primari.

-Del braccio di Ferdinando III di Lorena, spezzato dai vandali, se ne può fare  a meno... -

I soldi mancano ai privati e mancano agli Enti preposti (la chiudo qui, non mi va di polemizzare). Diciamo che i soldi degli sponsor si trovano in qualche modo, ma difficilmente sponsorizzano restauri per beni di minor richiamo, di minor impatto mediatico. Non sono enti di beneficienza e il loro impegno economico deve avere un ritorno d'immagine. E' vero che il nostro Paese è colmo, ricco, strabordante di bellezze architettoniche, paesaggistiche, di dipinti, affreschi, sculture... sono la risorsa più grande, oltre a quella umana. La nostra risorsa più grande.
E' anche vero però, che c'è  un patrimonio culturale intermedio che si sta velocemente ormai, polverizzando. E' il tessuto del nostro quotidiano, la bellezza delle nostre città, dei nostri paesaggi. Non sta dentro ai musei, ma è godimento e bellezza per chi, come noi ha la fortuna di viverci. Rappresenta un "patrimonio in affido" da conservare nel rispetto di chi, attratto da tutto ciò, ci fa visita e nel rispetto di chi, domani, ci vivrà al posto nostro. Facciamo qualcosa.

Anto

Dal 2012 




"Il comma 46 dell'art. 23 della legge 15 luglio 2011 n. 111 ha operato un ampliamento delle finalità della destinazione del 5 per mille dell'imposta sui redditi delle persone fisiche, inserendo, tra le scelte che il contribuente può compiere, anche il finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

Nella dichiarazione dei redditi del 2012 è stato inserito un sesto, apposito riquadro, in modo da consentire ai contribuenti, che intendano compiere questa scelta, di destinare il beneficio del 5 per mille al sostegno delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

La scelta, da parte del contribuente, di tale destinazione della quota del 5 per mille dell'imposta sui redditi, può essere effettuata mediante la semplice sottoscrizione (firma) e senza la necessità di ulteriori specificazioni (in ordine al codice fiscale del contribuente o alla denominazione del Ministero), e ciò al fine di facilitare al massimo la compilazione.




Così come esiste una salute di natura 'fisica' che è necessario preservare attraverso la cura del corpo, esiste una salute di natura 'spirituale', un benessere dell'anima legato anche alla possibilità di fruire pienamente delle bellezze dell'impareggiabile patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. Tale patrimonio è un bene genuinamente 'nostro': ci appartiene e spetta a ciascuno di noi mantenerlo in buono stato. Il restauro è premessa irrinunciabile a un'altrettanto importante attività per il nostro Paese, ovvero la valorizzazione e la promozione di un capitale unico al mondo; una risorsa strategica per l'Italia di oggi e di domani.

Ogni singolo cittadino, con la sua firma, può dunque contribuire direttamente a questa preziosa azione a favore del patrimonio culturale e paesaggistico." (da Youtube)










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Non sia mai ch'io ponga impedimenti all'unione di anime fedeli; Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza. Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato. W. Shakespeare

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Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole. Johann Wolfgang Goethe

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