POESIE

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martedì 7 marzo 2017

Francesco Guccini e il suo Cyrano




Venite pure avanti, voi con il naso corto,
signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura,
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna,
però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto, assurdo bel paese.


Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!


Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Ella è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi,
le parlerò coi versi...

Venite gente vuota, facciamola finita,
voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito,
guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso,
che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.

Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!


Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, mia amata, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima Signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono,
per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano


(Con qualche piccolissima variante)








sabato 3 dicembre 2016

Biografia di Luigi Maione (in arte Maione)


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Compositore e arrangiatore, chitarrista autodidatta, si è perfezionato in armonia e composizione con Filippo Daccò e in chitarra con Giorgio Cocilovo, Gigi Cifarelli, Gaudenzio Gazzola.

Autore di testi, ha ottenuto vari riconoscimenti sia come poeta (Roma 1982, Premio Internazionale di Poesia Poeti del ‘900 C. Capodieci) che come cantautore (Sanremo, Teatro Ariston, Tenco 1995).





Nella sua lunga attività professionale ha partecipato a diverse trasmissioni televisive (RAI, Mediaset, TMC, Videomusic, Telelombardia), inciso nell’ambito della musica leggera, ideato e realizzato jingle pubblicitari (Oscar Mondadori, L’Unità), contributi musicali per colonne sonore (ha suonato in Pane e Tulipani, Agata e la tempesta), spettacoli teatrali e musicali (Zingaro Incanto, Sentiero Color Cenere, Harem 2009 con KesiaElwin, Walid Hussein, Mohamed Antr).
Ha inciso con Mamud Band, Massimo Cavallaro (per Antonio Albanese).

Fin da ragazzo partecipa, prima come cantante, poi cantautore e chitarrista elettrico, a numerosissime manifestazioni, rassegne folk e rock- festival dell’area vesuviana, maturando un solido bagaglio live.

Trasferitosi a Roma, poi a Milano, continua ad affinare il suo percorso musicale abbracciando nuovi generi e operando, come musicista e arrangiatore, in diverse formazioni in Italia e all’estero, soprattutto nell’area della musica salsa (Stoccolma, Festival latino-americano, 1987; Milano, Palatrussardi, 1988).

Intanto continua la sua attività di cantautore: è di questo periodo l’avvio del suo primo progetto di contaminazione musicale, il gruppo latin-rock-mediterraneo Partenope Latina (sette elementi tra cui tromba, chitarra elettrica, batteria e percussioni), con cui presenta esclusivamente pezzi di propria composizione (1988-91).

Dopo una breve incursione nel mondo della musica leggera torna ad approfondire il suo personale discorso musicale fino all’incontro con le sonorità balcaniche, zingare, klezmer, segnando l’inizio della collaborazione, dal ‘95 in poi, con Maurizio Dehò e Gian Pietro Marazza.

Francesco Guccini - Vorrei











mercoledì 5 agosto 2015

CONFESSIONE DI ALONSO CHISCIANO

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Giro nel mio deserto e stò tranquillo
ho solo il vento per barriera
Ah, che cavaliere triste
in realtà avevo dato il cuore
alla luna
e la luna l'ho barattata col temporale
e il temporale con un tempo ancor meno normale
e il tempo stesso con una spada
che mi accompagnasse
fuori dei confini di quello che è reale.

E più mi accorgo di amare l'ignota destinazione
più lungo sterpi e rovesci
non ritorno.

A me, a me, a me
una pazzia d'argento
al mio cavallo una pazzia di biada

Ah, come hai potuto pensare
di cambiarci la strada
che se la morte è soltanto un mare
vedi, mi ci tuffo vestito

Ahi, polvere delle mie strade
ah, scintille del mio mare inaridito
come hai potuto pensare
di spogliarmi proprio adesso
giro nel mio deserto e fa lo stesso

Per non scalfire il tuo senso morale
ma dentro
caro il mio ingegnoso narratore, dentro,
dentro è tutto un altro carnevale

Mi porto dietro latta, legni
l'antico arsenale
carambole di fantasmi io conservo
conservo pezzi di temporale
le chiacchiere sul mercato
che vergogna, che spavento
la normalità eterna

Risvegliarmi un'altra volta senza fiato
fra il pianto scemo del barbiere
e il sudore muto del curato
io qui vedo l'orizzonte
e faccio finta di accettare
le predizioni della scimmia che indovina
Io, tirar di scherma con la grandine, le dame.

Ah, che compagnie infelici
cavalieri di specchi, minestre di radici
dormo nella follia
e tutto il teatro con me

Ma senti che odore di carta e incenso
da una parte ti dico grazie
e dall'altra continuo
solo e senza corpo a scornarmi con il vento.









sabato 22 febbraio 2014

Francesco mio compagno di parole... per sempre.










NUDO 

Prima o poi un pensiero
arriverà
a portarmi via,
come un angelo nero mi confesserà
che il cielo è un sasso;

siamo stati e saremo
pensieri e gesti
nel battito del cuore,


ma il giorno vero qual'è ?
cosa sarà ?


non arriva mai
ma arriverà,


sarà come una pioggia
che non cade giù
che non si perde
ma va più in su
e inonda il cielo,


ogni storia è a sé,
Dio che ne sa ?

Se Dio credesse in me,
se avesse fede in me...


L'angelo nero è dentro,
è la tua libertà,
che non finisce mai...


...la libertà...


liberiamoci tutti
da troppa ingenuità,
per una volta,
dal vuoto luminoso della stupidità,
è un bacio avvelenato...


Se Dio credesse in me,
sarei santissimo,
se avesse fede in me...


-Francesco-






IL GIARDINO DEL MAGO


Non mi parte l'autoplay, per favore clikkate ed ascoltatelo con me.











martedì 21 maggio 2013

Voc'e notte



Oggi dedico il mio post alla voce di Roberto Murolo e alla poesia/canzone di Eduardo Nicolardi.
Ho copiato ed incollato un articolo esaustivo e preciso (cosa che io non avrei saputo fare, non conoscendo la lingua napoletana) trovato sul sito "Il brigantino- il portale del sud".
Una melodia dolce e triste accompagna questa serenata. L'avevo sentita tantissime volte godendola così, per la musicalità delle parole che accompagnano una struggente melodia. Le avvertivo come parole d'amore, tristi, malinconiche ma senza sapere di più. Ho cercato risposta in internet e... ecco qua, adesso so. 
Ciò che ho trovato mi è sembrato così bello che ho pensato di portarlo qui e dividerlo con voi.









“Voce ‘e Notte” una vera poesia

Il testo della Canzone “Voce ‘e notte”, divenuta canzone, è stata scritta agli inizi del '900 dal giovane poeta Eduardo Nicolardi, che aveva perso l’amata, andata in sposa, per volere dei genitori di lei, per motivi di posizione economica ad un'altro uomo, un ricco settantacinquenne.

Illustrato il contesto in cui nasce la poesia, la analizziamo per godercela come merita. La struttura della Poesia è in tre strofe di otto endecasillabi, con rima alternata nella prima metà e baciata nella seconda. La riporto intera con la traduzione all’impronta per farla capire meglio, quella letteraria le fa perdere la forza.



Voce ‘e notte

Si 'sta voce te scéta 'int''a nuttata,

mentre t'astrigne 'o sposo tujo vicino...

Statte scetata, si vuó' stá scetata,

ma fa' vedé ca duorme a suonno chino...

Nun ghí vicino ê llastre pe' fá 'a spia,

pecché nun puó sbagliá 'sta voce è 'a mia

E' 'a stessa voce 'e quanno tutt'e duje,

scurnuse, nce parlávamo cu 'o "vvuje".



Si 'sta voce te canta dint''o core

chello ca nun te cerco e nun te dico;

tutt''o turmiento 'e nu luntano ammore,

tutto ll'ammore 'e nu turmiento antico...

Si te vène na smania 'e vulé bene,

na smania 'e vase córrere p''e vvéne,

nu fuoco che t'abbrucia comm'a che,

vásate a chillo...che te 'mporta 'e me?



Si 'sta voce, che chiagne 'int''a nuttata,

te sceta 'o sposo, nun avé paura...

Vide ch'è senza nomme 'a serenata,

dille ca dorme e che se rassicura...

Dille accussí: "Chi canta 'int'a 'sta via

o sarrá pazzo o more 'e gelusia!

Starrá chiagnenno quacche 'nfamitá...

Canta isso sulo...Ma che canta a fá?!


Una voce nella notte

Se questa voce ti sveglia nella notte,

mentre ti stringi al tuo sposo, vicino…..

Resta sveglia, se davvero lo preferisci,

ma fingi di dormire profondamente.

Non andare alla finestra, per vedere.

perchè non puoi confonderti, 


questa è la mia voce,

la stessa voce di quando noi due,

timidamente, ci parlavamo con il voi.



Se questa voce canta nel tuo cuore

Ciò che non riesco, né tento di dirti:

tutto il tormento per un perduto amore,

tutto l’amore per un tormento antico.

Se senti un gran desiderio di amare,

una voglia di baci scorrere nelle vene,

un fuoco che brucia l’anima ed il cuore,

baciati quel tizio, che t’importa di me!



Se questa voce, piangente nella notte,

sveglia il tuo sposo, non aver timore,

vedi che la serenata è senza dedica,

digli di dormire sicuro, che non è per te!

Digli così: “Chi canta in questo vicolo

forse è pazzo o lo strugge la gelosia!

Forse piange qualche grave malefatta...

Nessuno lo ascolta …ma chi glielo fa fare?!

Commento

Il testo della Canzone “Voce ‘e notte” è una delle più belle poesie scritte in napoletano, dalle Fabulae Atellanae ad oggi, scritta dal giovane poeta Eduardo Nicolardi, per un amore svanito con l’amata data in sposa dai genitori di lei, per motivi di posizione economica ad un ricco settantacinquenne.

In letteratura l’amore realizzato crea i grandi prosatori, perchè il sogno d’amore si logora nella vita quotidiana, mentre un amore perduto o impossibile crea i grandi poeti, perché l’amore resta un sogno, inattaccabile, anzi si sublima con il passare degli anni. Anche se Nicolardi, per la morte del rivale, sposò poi la sua amata, realizzando il loro sogno d'amore, a noi è restata una delle più belle poesie (e canzoni) di tutti i tempi. Il commento riguarderà solo la storia umana, lasciando da parte il Nicolardi.

Essa nasce da un episodio che si ripete sempre nel tessuto umano della città di Napoli ed è ancora un “uso” della borghesia mercantile, in maggior parte composta da persone non “indigene napoletane” ma da “immigrati, anche interni, del Regno delle due Sicilie”. Queste famiglie ricorrono al “sensale” per trovare alle loro figlie nubili, per marito, una persona a reddito fisso, anche basso, quale impiegato statale o simili, meglio una Guardia di Finanza “Forestiera”, o impiegato del Comune o Aziende Comunali, gente notoriamente scelte non per merito personale, ma in base alle loro appartenenze o raccomandazioni.

Se la ragazza è innamorata, poco importa, si manda via il pretendente innamorato. Questi esclusi, i miserabili di turno, quasi sempre si realizzano nella vita con le proprie forze, se lontani da Napoli, superando in “posizione sociale” chi li ha rifiutati, poiché il Destino, Signore del Mondo, non lo fanno i”sensali” né i ricchi parvenu (pezzenti sagliuti). Illustrato il contesto in cui nasce la poesia, la analizziamo per godercela come merita.

I primi in due versi ci presentano lo scenario ed i protagonisti, la Voce e la Sposa. La Voceresterà sempre e solo una “voce”, non si saprà mai cosa canta o dice o impreca, né chi ne svolge il ruolo, è solo una Voce nella notte in un vicolo semibuio. La Sposa è bene individuata ed è la vera protagonista.

Gli altri versi della prima strofa “statte scetata..…scurnuse, nce parlavamo cu‘o vvuje”consigliano alla sposa cosa fare, perché la Voce è sicuro che la Sposa non può averlo dimenticato, perché quella “voce” è sempre e solo la voce dal tono timido che le diceva parole d’amore, parlandole con il voi. La voce non avrà mai il minimo dubbio che il suo amore lo abbia dimenticato.

La seconda strofa è il vero centro della storia. La sua recitazione deve rendere bene i sentimenti che esprime, sottotono per i primi due versi, in crescendo per i rimanenti fino acumm’a chè, quindi una pausa poi sottovoce l’ultimo verso, che indicare rassegnazione. “Si stà voce ti parla int’o core, chelle ca nun te cerco e nun te rico: tutt’o turmiento ‘e nu luntano amore, tutto l’ammore ‘e nu turmiento antico" è il messaggio della “voce”, che non tenta nemmeno di dire, perché parla al cuore, il suo tormento per l’amore svanito, l’amore che conserva per questo tormento, antico cioè radicato nella sua anima, tutto per non un motivo non preciso. Forse la Voce era lontano “Fore”, o militare o forse navigava, forse perché povero e la madre benestante di Lei ha combinato un matrimonio di casta a cui Lei non ha saputo o voluto sottrarsi. Avrà Ella preferito l’agiatezza all’amore? La voce ricorda i sentimenti che le procurava “si siente n’core na smania ‘e vulè bene, na smania ‘e vase scorrere p’e vene, nu fuoco che t’abbrucia comm’a cchè!" A questo punto la Voce capisce che è tutto inutile, pensa che la Sposa ha ricordato e rivissuto un sentimento tanto forte e tanto impossibile, per cui è meglio per tutti che quella “smania” sia rivolta a chi le dovrà restare vicino per tutta la vita, e, rassegnato dice Vasate a chillo, che te mporta ‘e me! E’ qui la grandezza dell’autore, capisce che il Destino vince tutto e che potrebbe far del male alla persona amata, che il vero amore è non far soffrire la persona amata, e pensa “chè sia felice, anche senza di me!”

La terza strofa sviluppa questo concetto. La voce, resosi conto del possibile male che poteva arrecare all’unico suo impossibile amore, consiglia la Sposa su come fare. Questa strofa merita di essere recitata in tono pacato spegnendosi nell’ultimo verso. “Si sta voce che canta int’a nuttata, te scete ‘o sposo,…. nun avè appaura, vire ca senza nomme è ‘a serenata, rille cà rorme… cà s’arrassicura. Poi suggerisce le parole che definiscono la Voce: “chi canta int’a sta via, o sarrà pazzo o more ‘e gelusia….. starà chiagnenno quacche ‘nfamità, Cant’isso sulo…ma che canta ‘affà". La Voce, il vinto dalla vita, svanisce nella notte nella nebbiolina dell’alone sula luce dei fanali del vicolo, che torna nel silenzio interrotto da na voce ‘e notte senza poter sapere cosa abbia cantato o gridato o imprecato o pianto.


mercoledì 17 ottobre 2012

Mario Salis







" [...] Le canzoni di Salis ricordano l’atmosfera di una sala cinematografica, preferibilmente di un cinema d’essai, dove non esiste nessuna convenzione e nessuna regola, regna un girotondo di immagini a supporto del messaggio, sempre importante, dove al centro c’è sempre l’uomo, grande protagonista con i suoi drammi, i suoi diritti negati e le sue speranze. La musica è il cast, il corollario, senza la quale il protagonista non potrebbe esistere. [...] "

tratto da un articolo di Alessandro Calzetta su www.bravonline.it





Ti amerò
Mario Salis

Ti amero'
come la goccia il mare
ti amero'
come i raggi il sole
ti amero'
come i pittori la luce
ti amero'
sia in guerra sia in pace

Ti amero'
nel buio cielo
degli umidi orizzoni
ti amero'
sotto la pioggia
brucero' per te tramonti
affiche tu possa avere caldo
nel freddo delle correnti
ti amero'
tra gli abissi
tra i venti

Ti amero' perché ti ho amato
in un'altra vita
tu eri stella io viandante
io la tua camicia

Ti amero'
anche se dovessi soffrire
ti amero'
è con te che voglio stare

Ti amero'
perché ogni notte ha bisogno della sua luna
ti amero'
perché tu sei
il sangue della mia vena

Ti amero'
a mezzoggiorno
nei boulevards di Parigi
Ti amero'
perché tu sei
la luce delle mie luci

Ti amero' perchè l'ho scritto
nella sabbia del mio deserto

quando perdi tutto te stesso
quello che conta ti resta addosso

ti amero'
che amore unisce
chi l'ha cercato

ed io in questo mondo
l'ho trovato l'ho trovato

Ti amero'
perché ogni notte ha bisogno della sua luna
ti amero'
perché tu sei
il sangue della mia vena

Ti amero'
a mezzoggiorno
nei boulevards di Parigi
Ti amero'
perché tu sei
la luce delle mie luci











martedì 12 giugno 2012

Fou de love




Sangre
loviente in core
Amai ma come moro non vivrò mai
Loviente sangre
mit you por siempre
e tu non piense a mme
T'amo più tuo son io
che de moi son perdido e chiedo di me
a les tue braccia
a los tus besos
now che sarà de mi
Aulentina tu non vivi per moi
Tiranna mia tu non vivi per me
I fou de love
appriesse a tte
Amor che a me me fas le feu, la glace, plaisir,dolor co ch'el vols
Tiranna mia despotista tu sì
Tiranna mia pianto e riso y desir
I fou de love
appriesse a te
Amor che a me me fas le feu, la glace, plaisir, dolor
e scioglie el sangre
loviente in core
rossiente por ti
Vurria vurria
ma prima 'e murì
Vida d'erotica ambicion
e moratoria de l'amour
e di esiziale inquisicion
Tiranna mia ca ira
Sangre
Loviente in core
io basio las palabras coi labbri miei
e più ti bramo
si el tuo bel labbro
palabra non è
Galantina tu non vivi por mi
Tiranna mia
tu non vivi per me
I fou de love
appriesse a ttè
Amor che a me me fas le feu, la glace, plaisir, dolor
co ch'el vols
Tiranna mia despotista tu sì
Tiranna mia pIanto e riso y desir
I fou de love
appriesse a ttè
Amor che a me me fas le feu, la glace, plaisir, dolor
e scioglie el sangre
loviente in core
morir je vurria
d'amour con ti
ma primma 'e murì
I feu de love
Tiranna tu sì
Sangriente love
in core por ti

angolotesti.leonardo.it

Come le onde del mare . Gianmaria Testa




Ma certe nostre sere hanno un colore
che non sapresti dire
sospese fra l'azzurro e l'amaranto
e vibrano di un ritmo lento, lento
e noi che le stiamo ad aspettare
noi le sappiamo prigioniere
come le onde del mare,
come le stelle del mare.

si muovono e c'incantano le ore
di certe nostre sere
e sanno di partenza e di tramonto
e di sorvolare lento, lento
ma noi che le sappiamo prigioniere
non le possiamo liberare
come le onde dal mare
come le stelle dal mare



http://angolotesti.leonardo.it/

lunedì 21 maggio 2012

Per me


Spanish Romance

... e da lontano mi arrivò un suono, una leggera melodia, un tentativo. Lentamente prese coraggio, le dita sulle corde cercavano l'accordo, poi  tutto divenne musica. No, non musica, quella musica, la mia musica. In un luogo lontano qualcuno, a me sconosciuto, suonava per me la mia canzone.


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Non sia mai ch'io ponga impedimenti all'unione di anime fedeli; Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza. Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato. W. Shakespeare

J.W. GOETHE

J.W. GOETHE
Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole. Johann Wolfgang Goethe

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