POESIE

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martedì 27 novembre 2012

Omaggio a Mercedes Sosa

Ecco la versione  originale di Mercedes Sosa a cui Vinicio Capossela rende omaggio con la sua Cansion de las simplas cosas





“Uno se despide, insensiblemente
de pequellas cosas
lo mismo que un arbol
que en tiempo de otoño
se queda sin hojas
al fin la tristeza es la muerte lenta
de las simples cosas
y esas cosas simples
que quedan doliendo
en el corazón



Uno vuelve siempre
a los viejos sitios
donde amo la vida
y entonces comprende
como estan de ausentes
las cosas queridas
por eso muchacho no partas ahora
soñando el regreso
que el amor es simple
y a las cosas simples las devora el tiempo

Enamorate aqui
en la luz mayor
de este medio dia
donde encontraras
con el panal sol
la mesa tendida
por eso muchacho no partas ahora
soñando el regreso
que el amor es simple
y a las cosas simples las devora en tiempo

Uno vuelve siempre
a los viejos sitios
donde amo la vida”.

venerdì 24 agosto 2012

Di nuovo su Alfonsina Storni


Alfonsina, Alfonsina, vedi quanto ti amano coloro che sanno di te? Come si fa a non amare la tua poesia? Sei anima che sconvolge e travolge. 





Dal sito: curiosidelmare.blogspot.it

Lo straordinario dell’amore e della verità

di Franca Cleis


Di Alfonsina Storni, poetessa argentina di origini ticinesi (nata a Sala Capriasca nel 1892, morta suicida nel Mar della Plata nel 1938) ha scritto ampiamente Monica Pavani in “Leggere Donna” (n. 70 sett-ott. 1998), in occasione dell’uscita del volume di poesia Ultratelefono (Noubs, Chieti 1997, curato e tradotto da Pina Allegrini).
L’occasione per riparlarne la offre ora non un nuovo libro, ma la sesta edizione (rinnovata editorialmente e ora in libreria anche in Italia) dei Poemas de amor (Casagrande, Bellinzona 1988).
Una strana straordinaria storia per un piccolo libro, a suo tempo (1926) e anche dopo, ignorato dai più, diventato dopo quasi un secolo dalla sua composizione, un vero best-seller. Alfonsina Storni era la prima a non credere in questo suo testo, al quale premetteva:

“Queste poesie sono semplici espressioni di momenti d’amore, scritte in pochi giorni, già da qualche tempo. Un così piccolo libro non è dunque opera letteraria né pretende diventarlo… Appena osa essere una delle tante lacrime cadute da occhi umani”.

.
Dunque sono le lacrime a non passare di moda? O è l’amore, che a volte fa piangere, a volte è straordinario, a non passare di moda? Forse si spiega così il successo del libro? Fatto sta che in alcuni villaggi del canton Ticino ai novelli sposi viene donato il libro di Alfonsina Storni, e il sindaco durante la cerimonia, legge uno dei Poemas. Dicono in paese che di solito la sposa si scioglie in lacrime, e lo sposo si commuove… Che i Poemas tocchino corde e svincolino emozioni è certo. Ma un’opera d’arte che commuove fino alle lacrime, diceva un notissimo e antico critico d’arte, nuoce all’opera perché annebbia la vista… In questo caso non si direbbe. Alfonsina, ragazza che sognava di fare l’attrice… non era una donna romantica, e chi si aspetta un testo lacrimoso si sbaglia.

"Amo e sento il desiderio di fare qualcosa di straordinario. Non so che cosa sia. Ma è un desiderio incontenibile di fare qualcosa di straordinario. Perché amo, mi domando, se non per fare qualcosa di grande, di nuovo, di ignoto?" (p. 91).

Alfonsina è stata una donna del popolo, una maestra ragazza-madre, una socialista, è diventata una star della poesia latino-americana, nota anche in Europa dove ha tenuto conferenze, tradotta in francese e in italiano, una donna pubblica, una femminista che si è battuta per i diritti delle donne, una donna ultramoderna (così amava definirsi lei, che ha scelto di vivere senza balaustra e di morire nel mare). Alfonsina come tutte le donne (e gli uomini?) si è innamorata, ma non si è mai sposata, rompendo gli schemi di una società strettamente patriarcale, ha cresciuto da sola l’unico suo figlio, Alejandro, nato quando lei aveva vent’anni. Per non morire ha cominciato a scrivere, di sé e dell’amore, perché era ciò di cui sapeva a quell’età. Della vita, della sua città e del mondo poi. La sua opera completa, che Delfina Muschietti, sta pubblicando attualmente a Buenos Aires (città dove Alfonsina ha vissuto e lavorato) è giunta al primo volume: sono 740 pagine (Alfonsina Storni,Poesía, ensayo, periodismo, teatro, Losada, Buenos Aires 1999). Alfonsina non è qualche lacrima, è un limpido torrente, un dirompente fiume, forse è un mare di verità. O forse è la verità che sta tra il cuore e la mente ad essere straordinaria e obliqua, e che cammina nella direzione del tempo?

."Un altro meriggio presso il fiume che volge al mare, il tuo capo sul mio grembo, immaginavamo che la terra fosse una nave in movimento, che si apriva nello spazio una via sconosciuta. Smarrita la rotta abituale, seguiva a capriccio la nostra volontà e serpeggiando si allontanava sempre più dal sole, verso uno dei margini dell’Universo. Gli occhi socchiusi, aspirando il fresco alito del giugno novello, ci sentivamo sciolti da ogni legame, creatori del cammino, della direzione e del tempo" (p. 173).


venerdì 27 luglio 2012

Alfonsina Storni poetessa argentina

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Alfonsina Storni









Testo di Rosa Capuano

Ticinese di origine, argentina di adozione, Alfonsina Storni è stata una mirabile ma anche sofferta voce del post modernismo del grande paese sudamericano.


Vissuta negli anni della Belle Époque, era il 1892 quando nacque a Sala Capriasca, la Storni si è cimentata nella sua vita tra svariate attività, da quelle umili di lavapiatti, poi insegnante fino a diventare giornalista e poetessa di grande spessore.


Fu proprio lei a dire di se “Mi chiamarono Alfonsina che significa disposta a tutto". In effetti la sua biografia umana ed intellettuale è stata intensa come il suo amore per l’arte e la vita. I genitori emigrarono dalla Svizzera per l’Argentina quando lei aveva solo 4 anni e nel nuovo mondo la famiglia Storni cercò di conquistare il proprio posto al sole non senza sacrifici e difficoltà.


La giovane Alfonsina per sopperire alle scarse entrate finanziarie si occupò come si è detto di lavori molto umili ma non trascurò mai la sua formazione culturale. Nel 1907 frequentò la compagnia teatrale del maestro Manuel Cordero. Esibendosi in tutto il paese interpretò opere di Ibsen, Pèrez Galdòs e Sanchez. A soli 20 anni si trasferì a Buenos Aires, sperando di trovare nella capitale la realizzazione delle sue aspirazioni artistiche. Sognava infatti di calcare palcoscenici o di diventare musa di qualche regista ma ben presto si ritrovò ad affrontare una maternità in solitudine. Essere una ragazza madre nell’Argentina del 1912 era considerato un onta ed un vero e proprio svantaggio sociale ma Alfonsina tramutò lo svantaggio in successo. Non svelò mai l’identità del padre di suo figlio ed in una sua celebre poesia descrive la sua convinta difesa di un amore passato e racchiuso nel suo intimo :






«Chi è colui che amo? Non lo saprete mai.


Mi scruterete gli occhi per scoprirlo e non vedrete

mai che il fulgore dell'estasi. Io lo imprigionerò

perché mai sappiate immaginare chi ho dentro il

mio cuore, e lì lo cullerò, silenziosamente, ora

dopo ora, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Vi darò i miei canti, ma non il suo nome. Lui

vive in me come un morto nella sua tomba, tutto

mio, lontano dalla curiosità, dall'indifferenza, dalla malvagità»






La donna Alfonsina dunque scelse la strada dell’avanguardia e della rottura dallo schema che la vedeva accompagnata ad un uomo oppure scrittrice dotata per la sua stessa identità di genere, all’amore romantico. Così scriveva in una sua poesia “La Lupa” (La inquetud del rosal, 1919) “Io son come la lupa. Vado sola e non mi curo del branco. Sola il nutrimento mi procuro dove voglio lo trovo perché io ho una mano che sa lavorare e un cervello che è sano”.


Fu protagonista assoluta della sua vita e la sua attività letteraria che maturò negli anni 20 ne è la testimonianza. Collaborò con giornali e riviste a Buenos Aires sotto pseudonimo (Tao Lao) conciliando l’attività di docente di letteratura alla Escuela Normal de Lenguas Vivas. La sua penna sferzante parlava di avanguardia, di emancipazione sociale, soprattutto delle donne.


I suoi principi furono sorprendentemente oggetto di critica ed ammirazione da parte di scrittori connazionali ed europei. Tuttavia, nonostante un insperato successo, il male interiore avanzava e la sua poetica fu ben presto espressione di una malinconia ed una sorta di nichilismo dettati dalla consapevolezza che la società del suo tempo difficilmente si sarebbe liberata dall’impronta patriarcale e dello strapotere maschile. La sua poesia, inizialmente ispirata all’entusiasmo della nuova avventura nella capitale ed all’amore intenso e passionale, fu caratterizzata negli anni della maturità dall’amarezza e da un forte pessimismo che esprimeva con rime talvolta accese talvolta dolci.


Sono due le poesie che possono caratterizzare questa dualità nella sua poetica: Ocre del 1925 dove per lei il mondo era “un pomeriggio d’oro” e “Il mondo dei sette pozzi” di circa dieci anni più tardi in cui descrive un mondo aspro, crudele con “occhi di fiamma” che sono “fari d’angoscia”. Questa visione è legata alla delusione che la città di Buenos Aires diede alla poetessa; una città, come scrive,


dove domina la miseria, quella che si offre al povero per continuare a vivere e quella che si offre all'uomo per persistere nel comunicare.


Sia nella prima che nella seconda fase della sua produzione, la natura viene umanizzata per ribadire al lettore sottoforma di metafora le molteplici possibilità che ha l’uomo ma soprattutto la donna di rigenerarsi. In special modo dopo la distruzione morale e dei sentimenti, esiste il ritorno dell’amore come una primavera che dona conforto ma senza dimenticare che l’inverno non lascerà mail il suo ruolo nella grande rappresentazione che è la vita.


Il teatro, le metafore, la malinconica trascrizione dei suoi pensieri fanno da contraltare alla fine della vita di Alfonsina. Colta da male incurabile , in un giorno del mese di Ottobre del 1938 decise che il mare che dall’Europa l’aveva portata in America l’avrebbe di nuovo accolta. Così dopo aver scritto Voy a dormir, la sua ultima poesia, andò incontro a quel mare scuro e agitato del mar de la Plata facendosi annegare tra la sua spuma.


Voy a dormir è una sorta di testamento personale, l’ultimo grido di una donna che ha voluto lasciare un segno ed irrompere in quegli schemi che ancora difficilmente potevano esser scardinati.


…………………………………………………………


Vado a dormire, mia nutrice, mettimi giù.

Mettimi una luce al capo del letto

una costellazione; quella che ti piace;

tutte van bene; abbassala un pochino.




Lasciami sola: ascolta erompere i germogli...

un piede celeste ti culla dall'alto

e un passero ti traccia un percorso

……………………………………………………………..


La sua opera resta nella cultura sudamericana ma anche in qualche parte di Europa un mirabile esempio di lirismo schietto mai retorico. Di lei Delfina Muschietti, studiosa argentina che ha curato la raccolta delle sue opere, dice:”Alfonsina non è qualche lacrima, è un limpido torrente, un dirompente fiume, forse è un mare di verità. O forse è la verità che sta tra il cuore e la mente ad essere straordinaria e obliqua, e che cammina nella direzione del tempo?


Oggi il ricordo di Alfonsina Storni è vivo più che mai nella cultura sudamericana e lo testimonia anche la sua presenza nel Salón de las Mujeres Argentinas (Sala delle donne argentine) presso la Casa Rosada di Buenos Aires; il palazzo presidenziale che in occasione del bicentenario della nascita ha voluto omaggiare le donne che hanno fatto la storia del paese. Alfonsina quel posto lo ha senza dubbio meritato.






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Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole. Johann Wolfgang Goethe

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