POESIE

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giovedì 22 agosto 2013

Le chiese che donna fosse
















Le chiese che donna fosse
e si stupì

ancora stupore
quando le mostrò
l'anima scarmigliata
i seni sodi e i fianchi
colmi di dolci melodie

Era 
la parte buia
del cielo
la solitaria
e oscura mensa
in cui cercare ristoro
di fame e d'arsura


Imperfetta
gli rispose
mostrando i segni
dei troppi amanti

Imperfetta
ripeté a sé stessa
quasi a cercare
in quella parola
la giustificazione
ad ogni maleficio












martedì 20 agosto 2013

Ah fa caldo!

Ah fa caldo!
Il giorno dura 14 ore

Ti adombra
e non ti fa ombra
il silenzioso canto del flauto
forse  vorresti
una musica ribelle
un tum tum
ritmato
con cadenza settenaria
(sperando sia vincente)
come del cuooore
no meglio
un'Armida Ballarin
come comune senso del pudore

Una nota si immerge
un'altra si appende
il flauto protende
dai tasti esce
veemente
un che di celestiale

Le altre chissà
(dico le note)
magari 
hanno ritmi migliori

Le vedo
senza alcun pentagramma
dissertare
sul tempo
e sul colore 
ah... come mondo crudele o 
-nessuno mi capisce come te-
fingersi incredule 
riempirsi la bocca di stupore
mentre aspettano soltanto
(oh io lo so!)
un breve interludio d'amore

Aspettano
"sei la gemma intarsiata
la melodia inaspettata
dal tempo delle mele"

per sciogliersi di nuovo
come cera di candele...

no è l'afa

venerdì 26 luglio 2013

In piedi, Signori, davanti a una Donna

Per tutte le violenze consumate su di Lei, 
per tutte le umiliazioni che ha subito, 
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l'ignoranza in cui l'avete lasciata, 
per la libertà che le avete negato, 
per la bocca che le avete tappato,
... per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.

E non bastasse questo, 
inchinatevi ogni volta che vi guarda l'anima,
perché Lei la sa vedere,
perché Lei sa farla cantare.

In piedi, Signori, 
ogni volta che vi accarezza una mano,
ogni volta che vi asciuga le lacrime come foste i suoi figli,
e quando vi aspetta, anche se Lei vorrebbe correre.

In piedi, sempre in piedi, miei Signori,
quando entra nella stanza e suona l'amore
e quando vi nasconde il dolore e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano per aiutarla
quando Lei crolla sotto il peso del mondo

Non ha bisogno della vostra compassione.

Ha bisogno che voi vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate che il cuore calmi il battito, 
che la paura scompaia,
che tutto il mondo riprenda a girare tranquillo.
E sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi su
in modo da avvicinarvi al cielo,
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove,
Signori,
non la strapperete mai.

(Autore anonimo)




Così come dicevi tu

eri viscere
e tumefatti colori
d'improbabile passione

come il violaceo di un livido
che ti segna la pelle
come il senso di paura
che non conoscevi prima
che ti mette in allarme
che non ti prende alle spalle
no
è già dentro te
eri
o forse ancora sei
ma ...

eri
le mie ginocchia ossute
strette tra braccia morbide
l'incrocio di lingue umide
di areole turgide
di pensieri cupi

eri
la carezza innocua del piacere
che m'accoglieva
mentre alle labbra suggerivo un sorriso
e godevo lacrime
quando pensando
mi convincevo di non pensare
e mi sentivo stupida
stupida
così come dicevi tu






venerdì 25 gennaio 2013

Padiglione delle inquiete

Ti rintani
fra le lingue taglienti
e le grida
come se il tuo dio vivesse in eterno
e il mio?
E il mio dio
dove si nasconde il mio dio
quando sente le urla salire dai fossi
a lisciare le piaghe di un intelletto malato?

Povere donne
ignudate d'amore
zittite
abortite

Sembra vano ogni loro linguaggio
di mani giunte e occhi al cielo
di preghiere ossessive e segni di croce
uno dopo l'altro
in sequenza 
da fare paura

Il dolore è negato
negato come l'amore
per chi senza tempo nè spazio
conosce una sola  ragione
fatta di grida
e gesti incompresi


Blasfeme bestemmie
che vogliono essere canto
al disattento richiamo


Spoglie stanze
sbarrate
sudore misto a liquame
da nascondere
agli occhi delle anime... sane



"... quest'alga marina dalle lunghissime ciglia

sarà la sua coperta e il suo vestito"


Per lei venuta al mondo come animale


- fra le doglie di una madre pazza -


sarà culla di stallatico



(La citazione inserita nella poesia  è tratta da "Le libere donne  di Magliano" (1953) di  Mario Tobino.)


IL PADIGLIONE DELLE INQUIETE

Il reparto di senologia della mia città si trova in quello che fu il padiglione delle "inquiete" dell'ex manicomio.
In questo padiglione venivano ricoverate quelle che presentavano disturbi psichiatrici più gravi, ma anche quelle che avevano comportamenti incompatibili con l'ordine istituzionale, come ad esempio l'omosessualità o la pratica della masturbazione. Tollerati come naturale manifestazione dovuta alla segregazione tra i sessi, fra i maschi, erano  assolutamente da reprimere fra le ricoverate donne.

Queste venivano trasferite nel padiglione delle inquiete  e lì lasciate nude ed isolate,  in stanze  chiuse e  prive di ogni arredo, persino del letto e di ogni altro servizio.
Solo un mucchio di alghe era per loro ... vestito e giaciglio; che il personale addetto ripuliva come stallatico di bestiame.

Da una cartella clinica risulta il ricovero di una di queste donne nel padiglione perchè, mostrando agitazione psicomotoria, recava "disturbo" al reparto.  Dopo due ore la donna diede alla luce una bambina.
Le doglie,  furono una motivazione sufficiente al suo trasferimento tra le  inquiete...









"Di tanti anni Tono annunciò soltanto un leggendario baluginio amoroso con una suora e subito immise anche quella scaglia nella luce della pazzia di quel momento, infatti è una delle fondamentali leggi che i matti non hanno né passato né futuro, ignorano la storia, sono soltanto momentanei attori del loro delirio che ogni secondo detta, ogni secondo muore, appunto perché fuori del mondo, vivi solo per la pazzia, quasi avessero quel compito: di dimostrare che la pazzia esiste.

Incomprensibili piante senza radici, ombre che blaterano parole senza senso e senza memoria.

E Tono anche al manicomio di Lucca continuò ad essere come un otto volante che muove nel cielo i carrozzini pieni di quattro umani che ridono felici; ogni volta che ci parlavo mi trasportava nel bel regno di una fiaba innocente, mi sembrava di entrare nel recinto domenicale di un ballo campagnolo e scorgere un giovane contadino al suo primo successo, che, uguale a un giovane re, balla, conversa, guarda e si sente il petto caldo e pieno di sangue.

La nostra storia (primo cinquantennio di secolo) è fatta di guerre, intrighi, dittature, di attenzioni e paure, la vita per noi è stata oscura e di tanto oscura in quanto vivissima e tale da richiamare le più grandi leggi; servi delle ipocrisie, schiavi in partenza dei luoghi comuni, contemporaneamente davamo concime alla libertà che ogni volta che si ripresenta è simile alla violenza e fa paura come la tirannia.

Con Tono ho passato bei minuti e, misurandomi con lui franco, sorridevo alla mia natura che mi aveva fatto non forastiero a nessuna legge. Con i matti che comunicano le loro leggi io con facilità mi accomodo, si cammina sullo stesso binario e se un improvviso spettatore dovesse d’un subito giudicare chi dei due è malato si troverebbe incerto; e tale mio esercizio, che dei giorni ripeto con frequenza, mi stanca e ritorno al mio andito con la nebbia di una vaga angoscia, quasi un convalescente, come se quei minuti che mi trasferivo nella mente del matto, abbandonano la mia, fosse come andare nell’inferno, vivere nei gironi, avere oltrepassato le fredde acque dell’Ade, e ritornassi alla vita con l’anima ancora ghiacciata dalla morte."

( da "Le libere donne di Magliano" M. Tobino)

MARIO TOBINO


Biografia

Mario Tobino nasce a Viareggio. Ragazzo vivace dopo il ginnasio, per tenere a freno una certa esuberanza e sopravvenuta insofferenza agli studi i genitori lo spediscono per un anno in collegio, a Collesalvetti. Ritornato a casa inizia gli studi liceali a Massa, ma la maturità la ottiene da privatista a Pisa. Il ragazzo già al liceo leggendo Machiavelli e Dante prova una emozione grandissima, segno premonitore della sua sensibilità e attitudine nello scrivere.

Il giovane dal carattere volitivo e insofferente, con una propensione agli studi umanistici legata ad una encomiabile aspirazione di aiutare il prossimo malato, decide di iscriversi a medicina all'Università di Pisa, studi che proseguirono e si conclusero con la laurea in medicina nel 1936 all'Università di Bologna. Contemporaneamente al periodo universitario svolge un'attività letteraria sia pur limitata per il poco tempo a disposizione, pubblicando alcuni scritti su riviste aperte ai contributi dei giovani letterati, e nel 1934 con il riscontro positivo della critica pubblica Poesie, la sua prima raccolta di versi.

Tobino dopo la laurea viene chiamato ad assolvere il servizio militare in un primo tempo a Firenze poi come ufficiale medico nel Quinto Alpini a Merano. Tornato a casa a Bologna si specializza in neurologia, psichiatria e medicina legale, e incomincia a lavorare all'ospedale psichiatrico di Ancona. Durante la sua permanenza in questo luogo di sofferenza e di disagio compone una serie di poesie, pubblicate nel 1939 col titolo Amicizia. Allo scoppio della seconda guerra mondiale viene richiamato e inviato sul fronte libico dove rimane fino al 1942: questa esperienza è raccontata nel romanzo Il deserto della Libia (1952) da cui son stati tratti due film, Scemo di guerra (1985) di Dino Risi e Le rose del deserto (2006) di Mario Monicelli.

Ritornato in Italia pubblica la raccolta di poesie Veleno e Amore, il romanzo Il figlio del farmacista e i racconti riuniti sotto il titolo La gelosia del marinaio, e riprende a lavorare in ospedali psichiatrici, prima per alcuni mesi a Firenze passando in seguito definitivamente a quello di Maggiano in provincia di Lucca. Nel 1943 partecipa attivamente alla Resistenza contro i nazifascisti in Toscana, e dalle vicende di lotta partigiana e fratricida prende spunto per scrivere il romanzo Il clandestino.

Nel dopoguerra Tobino si dedica con tutte le sue forze morali e spirituali alle sofferenze dei malati di mente, e contemporaneamente prosegue la sua attività di scrittore, raggiungendo una notorietà sempre più vasta e riconoscimenti numerosi. Muore ad Agrigento l'11 dicembre del 1991.

(Da Wikipedia)

giovedì 8 marzo 2012

Siamo il ventre ubriaco dell'amore divino








Siamo l'anima universale in un perimetro 


di mille spazi senza luogo


sole e compagne della stessa solitudine


ventre ubriaco dell'amore di dio


-se dio c'è-


ne facciamo parto d'esistenza


prescelte non per sorte


progettate per amare


quando l'amare 


profuma di panni stesi al sole




Femmina


è la passione


come la devozione


la rassegnazione


come l'intelligenza e la stupidità






Noi siamo ventre sacro dell'umanità


per quella lente ci misuri il mondo






Insieme siamo la coscienza dell'unione


siamo protese per la stessa pelle senza alcun colore


materna- mente 


aperta a tramandare


siamo pensieri senza staticità






-non ci rimane che diventare adulte-






smettendo di credere d'essere 


solo figlie della paternità

lunedì 21 novembre 2011

Donne d'Italia













Vi chiedo solo un attimo d'udienza


mi stringe il corsetto e lunga è la sottana





oh ...


non guardate oggi che son vestita a festa


e di sorella d'Italia ho la corona


mi chiamo Maria e sono popolana


di mestiere lavavo i panni alla fontana


m'hanno chiamato meretrice infame


allora


quando nel '66 sono scesa in piazza


ed era Ottobre a chiedere a San Marco


il diritto d'essere anche io Italiana


nel '61 ho messo la mia faccia


ho fomentato rivolte


armato braccia che cullavano materne


urlato a fianco dei fratelli


per essere uniti sotto uno stesso nome


eppure non m'hanno ripagato


ottant'anni ancora avete combattuto


per esser cittadine sotto lo stesso statuto


a strisce fatte a tricolore


nascoste come visionarie


Noi e Voi

Donne d'Italia dal '46












http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/it/

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Non sia mai ch'io ponga impedimenti all'unione di anime fedeli; Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza. Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato. W. Shakespeare

J.W. GOETHE

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Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole. Johann Wolfgang Goethe

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