POESIE

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martedì 4 giugno 2013

Dal BLOG " COGITO ERGO SUM"

Sul blog di Paolo ho trovato questo suo post che mi ha lasciato tanta divertita  riflessione.
Con il suo consenso lo riporto qui per condividerlo con voi...
Ciao a tutti Antonella



http://paolo-ilvecchio.blogspot.it/




Vecchiezza è..........


Mi fanno ridere quelli che mi dicono che non sono poi mica così vecchio a settantacinque anni quasi settantasei via ci sono molti più vecchi...guarda Berlusconi, Napolitano....

Invece a settantacinque quasi settantasei sei vecchio.


Guardi indietro e trovi amici morti. Una schiera, una teoria, una processione: morti.

Ti guardi accanto e non trovi più la tua vecchia ragazza che ti portavi per mano.

Guardi avanti e sai.

Ho trovato una buona definizione di vecchio:


Chi ha cinque anni di speranza di vita e lo sa.


Sì, questa mi pare buona. Però è bello esserlo senza smanie o terrori, placidamente.

Questa placida vecchiaia senza rimpianti e senza rimorsi è un bel premio in attesa di verificare il futuro, perché non è poi certo che finisca tutto " con l'ultimo scurreggino"

come diciamo noi maremmani vecchi.


Ci possiamo fare anche due risate con un Vecchiezza è......


-Vecchiezza è:

tornare in banca a rinnovare la carta di credito e scoprire di averla rinnovata il giorno prima.

-Vecchiezza è:

dimenticare le chiavi di casa e pisciarsi addosso.

-Vecchiezza è :

non raccogliere cosa cade: troppo faticoso.

-Vecchiezza è:

trovare come tutto si sia fatto pesante, robusto, ostile.

-Vecchiezza è:

non riuscire ad aprire il pacchetto di crackers.

-Vecchiezza è:

andare a vedere quattro volte su Google come si scrive crackers.


Ed ecco gli immortali versi dell'inno alla Festa delle Matricole ( in latino, con traduzione )


Gaudeamur igitur

iuvenes dum suuuumus!

Post iucunda iuventute

in molesta senectute...


Godiamo sempre

finché siamo giovani

Chi non gode nel tempo giocondo

Quando è vecchio lo piglia nel c........


Terminerò con una mia poesia semiseria:




Viene la Morte da me ogni mattina
giusto per fare insieme colazione.
Ha gli occhi grigi pieni di attenzione
mentre gira il caffè nella tazzina.



Bella donna la Morte, la miseria!
niente ossa o ciarpame, veste bene
e non fosse pel cipiglio che si tiene
la diresti una femmina in carriera.



Mi guarda fisso e invariabilmente
prima di prendersi di gusto il caffè nero
mi fa : ti piglio di sicuro, cavaliero.
Gira le spalle e se ne va silente.

O sora Morte, non ti sprecare tanto
me lo sono segnato il memorare.
Lo so che nullo omo po’ scappare
Come dice Francesco tanto santo.






Pero’ una promessa vera te la faccio
Visto che rompi il cazzo ogni mattina:
Mi trovo una bimba amorevole e carina
E insieme ti freghiamo lo sghignazzo.







( eh? niente male! )



Paolo

giovedì 16 agosto 2012

La risata - Osho -


Se riesci a ridere di te stesso, va tutto bene.

La gente ride degli altri, mai di se stessa. È una cosa da imparare. Se puoi ridere di te stesso, la serietà se n’è già andata. Non le lasci alcuno spazio se riesci a ridere di te stesso.
Nei monasteri Zen, tutti i monaci devono ridere. La prima cosa che si fa al mattino è ridere, la primissima cosa. Non appena il monaco si accorge che non sta più dormendo, deve saltar giù dal letto, assumere un atteggiamento buffo – come un pagliaccio da circo – e cominciare a ridere, a ridere di se stesso. Non c’è modo migliore per cominciare la giornata.
Ridere di se stessi uccide l’ego, ti rende più limpido, più leggero, quando ti muovi nel mondo. E, se hai riso di te stesso, la risata di chi ride di te non ti potrà certo disturbare. Anzi, stanno semplicemente cooperando, stanno facendo la stessa cosa che hai fatto tu. Ne sarai felice.
Ridere degli altri è egoistico, ridere di sé è molto umile. Impara a ridere di te – della tua serietà e di tutte queste cose. Ti può capitare di prendere molto sul serio la tua serietà. Allora invece di una malattia, ne avrai create due. E in seguito prendi seriamente anche questa cosa, e così via. Non c’è fine a una situazione del genere, puoi continuare fino alla nausea.Così è meglio se l’affronti fin dall’inizio. Non appena senti che stai diventando serio, mettiti a ridere, e cerca dentro di te dove si trova questa serietà. Fatti una risata, una bella risata, chiudi gli occhi e cerca dove è finita: la serietà si trova solo in un essere che non sa ridere.


Non c’è situazione più sfortunata di questa, non si riesce a immaginare qualcuno più disgraziato di un uomo che non sa ridere di se stesso. Per cui comincia il tuo giorno ridendo di te stesso, e ogni volta che trovi un momento libero nella tua giornata… quando non sai cosa fare, fatti una gran risata. Senza motivo – solo perché il mondo intero è così assurdo, solo perché è così assurdo il modo in cui sei fatto tu.
Lascia che la risata nasca proprio dalla pancia, che non sia qualcosa di mentale. Uno può anche ridere di testa, ma allora è una cosa morta. Tutto quello che viene dalla testa è morto, assolutamente meccanico. Certamente, puoi anche ridere di testa, ma la risata non raggiungerà alcuna profondità, non arriverà nella pancia, nell’hara.

Non andrà giù fino alle dita dei piedi, non si espanderà in tutto il corpo. Una risata vera è come quella di un bambino. Guarda come si scuote la sua pancia, tutto il suo corpo sussulta – si rotola sul pavimento. È una questione di totalità. Ride talmente che comincia a piangere; ride così totalmente che la risata si trasforma in lacrime, cominciano a scendergli lacrime dagli occhi. Una risata dovrebbe essere profonda e totale. Questa è la medicina che prescrivo contro la serietà.



[Osho]

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